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Studium Fidei

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Chi Siamo

Da quarant'anni l'associazione culturale Studium Fidei offre dei percorsi di conoscenza e di approfondimento su tematiche culturali, ecumeniche, etiche, sociali e teologiche e si pone l'obiettivo di promuovere il dialogo e il confronto su tematiche culturali, ecumeniche, etiche, solciali e teologiche.

  

Anche quest'anno in collaborazione con altre associazioni e con la diocesi si propone di offrire momenti di riflessione e di dibattito.

 

L’associazione culturale Studium Fidei offre alle persone pensose di retto sentire, credenti e non, una serie di incontri per qualificare il tempo, che, come dice Papa Francesco, è superiore allo spazio.

L'associazione è presieduta dal Mons. Carlo Ettore Malnati , parroco della Parrocchia N.S. della Provvidenza e di Sion .

 

 

Mons. Ettore Malnati con Papa Francesco

3 Ottobre 2019 - Lettera del Prof. Paolo Pittaro per i 40 anni della nostra Associazione

Vice Presidente Studium Fidei

È una giornata particolare, questa, cui vorremmo dare un significato precipuo: sono 40 anni, dal lontano 1979, che lo Studium Fidei svolge la sua attività. Quarant’anni: due generazioni.
Quarant’anni da quando don Ettore Malnati, assieme ad un gruppo di docenti (fra i quali chi vi parla) e di studenti universitari, ha fondato, ha dato vita allo Studium Fidei.
Ci sembra doveroso, oggi, fermarci un momento e spendere alcuni minuti non certo per trarre un bilancio della nostra attività (non è nostro costume; non siamo un’impresa), ma per ricordare il cammino percorso, per riconfermare la nostra identità, per chiederci se siamo stati coerenti con i nostri propositi.
E ricordiamo le parole di papa Francesco, allorché afferma che il tempo supera lo spazio.
“Associazione culturale Studium Fidei”: il punto di partenza, il nostro DNA, è la fede cattolica. Il nostro desiderio, il nostro obiettivo è quello di approfondirne la conoscenza. Un’esigenza religiosa, in una prospettiva culturale, con un atteggiamento dialogante. Vorrei unire questi tre concetti in una specie di intreccio, di sintagma ideale: fede, cultura, dialogo.
Ed è alla luce di questi tre concetti che può essere ripercorsa, ricordata la nostra attività, che si è dipanata insistendo su vari filoni, seguendo linee ben precise.
Fede e dialogo significano, innanzi tutto, slancio ecumenico e rispetto della libertà religiosa: ma un ecumenismo che sia sentito, che non sia solo formale o di maniera, un dialogo che viva e si alimenti anche tramite i rapporti interpersonali. Costante, dunque, la nostra attenzione alle comunità cristiane acattoliche, a quella ebraica e, successivamente, a quella islamica; e la presenza, altrettanto costante, dei loro esponenti alle nostre manifestazioni ci ha sempre onorato, così come la loro amicizia ci allieta; alcune manifestazioni comuni intraprese sono motivo di soddisfazione e fonte di speranza.
Ai rapporti fra fede e cultura, all’approfondimento culturale della fede, abbiamo dedicato molti incontri e convegni, interrogandoci: sul senso di Dio nelle religioni, nella cultura, nella letteratura; sulla questione di Dio, oggi; sulle problematiche inerenti alla presenza del cristiano nella società; sul ruolo dei laici; su responsabilità e solidarietà; sul contesto della dottrina sociale della Chiesa, sia dal profilo etico che da quello politico; sulle connessioni fra teologia e cultura; sul molteplice atteggiarsi della filosofia di fronte al cristianesimo.
Dialogo, dunque, fra fede e cultura: fede che si pone, che interroga e si interroga di fronte alla teologia, alla filosofia, alla letteratura, alla sociologia, alla storia, all’etica, alla politica, al diritto. Perché è ben vero che la fede risiede nella mente e nel cuore dell’uomo, ma l’uomo, la persona, l’individuo è un’unità, che non può essere scissa dalle altre manifestazioni del suo pensiero o del suo agire.
Inizialmente, dei più importanti convegni abbiamo pubblicato gli atti in un’apposita collana, da noi curata, presso la casa editrice Piemme di Milano.
Il rapporto tra fede e cultura si è dipanato così nei campi più svariati: non solo in ordine alle discipline teoretiche o dogmatiche, ma anche all’arte: dalla letteratura alle arti figurative, alla musica stessa; ed attenta disamina è stata dedicata ai problemi, spesso drammatici, posti dal sociale.
In questo contesto ed ampio ventaglio, dobbiamo rimarcare due linee di ricerca, due sentieri che abbiamo particolarmente battuto e che derivano dal nostro essere, sentirci, membri della Chiesa.
Il primo tema è rappresentato dal Concilio Ecumenico Vaticano II, cui abbiamo dedicato ampio spazio nelle varie ricorrenze dalla sua apertura. Ne abbiamo delineato le costituzioni ed i documenti, approfondendone concetti e portata in ordine alle varie tematiche (dalla Chiesa nel mondo contemporaneo alla collegialità dei vescovi, dalla liturgia alle comunicazioni sociali, e via dicendo), nonché i profili storici del suo svolgersi. Ad esso abbiamo dedicato anche un intero un ciclo, quanto mai articolato, denominato “Cattedra del Concilio”.
Così come non abbiamo certamente dimenticato l’impegno della Chiesa per il Grande Giubileo del 2000.
Il secondo tema particolare è rappresentato da Trieste ovvero – più esattamente – dalla Chiesa tergestina e dalle sue vicende.
Certo, lo Studium Fidei è una realtà culturale che nasce ed opera a Trieste: ma questa è una considerazione ovvia, scontata e banale. Invero, noi ricordiamo l’affermazione dei Vescovi, che, sia pur in un contesto più generale, riferendosi all’inculturazione della Chiesa, hanno affermato che la nuova Gerusalemme si edifica, innanzi tutto, nel luogo ove siamo.
La Chiesa tergestina, così come la città stessa, ha vissuto vicende travagliate e complesse. Ma sappiamo come dalla sofferenza sia passata all’ascolto (di sé e delle altre realtà) ed al dialogo.
E come nell’affrontare il tema del Concilio abbiamo voluto innanzi tutto l’autorevole testimonianza dei segretari personali dei due Pontefici che lo hanno indetto e continuato (rispettivamente, mons. Loris Capovilla per Giovanni XXIII, e mons. Angelo Macchi per Paolo VI), così per quanto concerne la Chiesa tergestina ci siamo affidati soprattutto alla testimonianza di quel Pastore, che per più di un quarantennio ebbe a reggerla ed a guidarla nelle sue travagliate, spesso drammatiche e dolorose, vicende: l’indimenticabile Arcivescovo mons. Antonio Santin, al quale tanti di noi sono legati da affettuoso ricordo. Lo abbiamo fatto attraverso i suoi diari, le sue documentazioni, di cui all’Archivio a suo nome e di cui don Ettore, suo ultimo segretario, è custode, e che la scrupolosa attenzione di Sergio Galimberti ha assemblato tematicamente per poi destinarli alla pubblicazione.
Con gli scritti di un autorevole protagonista abbiamo potuto così percorrere gli anni difficili e terribili vissuti dalla nostra città e dalla nostra Chiesa nella prima metà dello scorso secolo, sino alla sua testimonianza quale operoso Padre conciliare.
In effetti, questo nostro cammino quarantennale è stato lungo, ma non abbiamo mai voluto essere soli. Per ogni tema – dei tantissimi affrontati – abbiamo sempre avuto un’introduzione o una guida di prestigio: uno o più ospiti, oratori, in grado di illustrarci l’argomento di volta in volta trattato. Ospiti sempre autorevoli per la dottrina, o per il ruolo ricoperto o per la testimonianza personale in grado di offrire.
Sono molte centinaia gli illustri oratori che abbiamo avuto l’onore e la gioia di ascoltare. Impossibile ricordarli tutti. Ma a tutti va il nostro ringraziamento più cordiale. Idealmente li vorremmo pensare qui, con noi, quest’oggi, ecclesiastici e laici: cardinali ai vertici di dicasteri od organismi centrali della Chiesa, arcivescovi e vescovi pastori di diocesi ovvero al servizio della Santa Sede, anche all’estero in qualità di nunzi apostolici, presbiteri, religiosi, rettori e presidi di università italiane e pontificie, teologi, filosofi, artisti, e via dicendo. Sono tanti e ci hanno accompagnato tutti lungo i nostri sentieri. Parecchi ci hanno lasciato: li ricordiamo con maggiore partecipazione e gratitudine.
Personalmente, mi si permetta solo un ricordo per la grande emozione che mi ha suscitato (e mons. Crepaldi mi può ben comprendere). Trattasi del card. François Xavier Nguyên Van Thuân, vietnamita, che con serena e semplice compostezza ci ha riferito sui suoi anni di prigionia, allorché era in catene in odium fidei. Il racconto dell’Eucarestia, celebrata di nascosto, quando possibile, con una crosta o mollica di pane ed un ditale di vino, ovvero il comune fermaglio (clip), piegato in modo da farne la sua croce pettorale, ci ha fatto capire l’amara e sempre attuale realtà della Chiesa del silenzio, della Chiesa che soffre.
Ne faccio memoria perché anche oggi la Chiesa in varie parti del mondo viene perseguitata, anche se scarsa o punta ne è la consapevolezza. Tanti sono i martiri del nostro tempo, e nostro Signore continua a percorrere la Via dolorosa caricato della croce.
Commino lungo, si diceva: a volte faticoso, dobbiamo ammetterlo. Ad iniziare dalla logistica, a tacer d’altro. I primi passi, per l’insufficienza dell’allora oratorio di Nostra Signora di Sion, li abbiamo mossi nell’aula magna della vicina facoltà di Magistero (ora: Scienze della Formazione), spesso nell’aula magna del Seminario diocesano, altre volte in siti diversi (il Circolo della stampa ecc.). Finalmente, oramai da tempo, le nostre manifestazioni, i nostri incontri, si tengono qui, presso il Centro Pastorale Paolo VI: è la nostra casa.
E gli incontri sono divenuti sempre più frequenti: da anni con scadenza, almeno nel tempo ordinario, settimanale: è il costante appuntamento del giovedì, da ultimo in collaborazione con il Vicariato per il Laicato e la Cultura della Diocesi di Trieste.
E proprio qui, nel celebrare il venticinquennale dello Studium Fidei il 28 ottobre 2004 ci siamo rammaricati che proprio in quei giorni si sia firmata quella Costituzione europea, nel cui Preambolo si è voluto tralasciare ogni cenno alle radici cristiane dell’Europa, come se si potessero cancellare duemila anni di storia.
In definitiva, di fronte ad una attività quarantennale, costante, intensa, caratterizzata da un approccio dialogico ai plurimi intrecci e rapporti fra fede e cultura, crediamo di poter dire che questo percorso lo abbiamo intrapreso e vissuto con serietà ed entusiasmo, seppur ben consci dei nostri innumerevoli limiti, orientati verso una direzione che ci sembra corretta.
E ci impegniamo a proseguire questo cammino. Forti non certo della nostra presunzione, ma confortati dalle parole del Magistero della Chiesa.
Quel Magistero cui abbiamo sempre posto attenzione, delineando ed approfondendo, specie con l’ausilio di qualificati ospiti relatori, gli insegnamenti (e le figure) dei vari Pontefici ed i loro documenti (dalle Lettere encicliche alle Esortazioni apostoliche, e via dicendo).
Concludendo, ricordiamo san Giovanni Paolo II, che nella Fides et Ratio, ha ribadito che la fede senza la ragione rischia di diventare superstizione o fondamentalismo; mentre la ragione senza la fede perde di vista i valori con cui costantemente confrontarsi.
Ed ancora Benedetto XVI che in più occasioni, a Regensburg come a Parigi, ha sottolineato lo stretto rapporto fra Fede e Ragione, perché il Logos incarnato, vero uomo e vero Dio, si comunica in modo ragionevole: cosicché la Ragione creatrice e salvifica si comunica alla ragione umana in modo che quest’ultima possa comprenderla.
Fede e ragione – Fede e cultura – Dialogo fra le due.

 
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Tutti gli incontri si svolgono presso il Centro Culturale Paolo VI, Via Tigor 24/1, Trieste

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